giovedì 23 giugno 2011

Crack.

Comincia da dietro. Lento, inesorabile. All'inizio non lo senti.

All'inizio senti solo il respiro affannato, senti la musica della playlist "Kamikaze" che gira nello stereo.
Senti il caldo fottuto del mese estivo. Che caldo, che afa, si sente che questo posto e' chiuso da giorni.

Non te ne accorgi.
Nemmeno se sai che iniziera' puoi immaginare quale sara' il passo che ti portera' al di la' del non ritorno.
Fai un passo dopo l'altro, una piegamento dopo l'altro.

Ma tanto non te ne accorgi.
Sei fiduciosa anche se ti senti colpevole.
Non fai gli scatti, non fai i salti. Cerchi di tutelarti.
Ti rimane la meta' della roba, gli addominali, le gambe e le flessioni. E almeno in quelle ce la metti tutta.
Corri e ridi per le stronzate che si dicono in quel luogo sacro.
Non te ne accorgi, e per un microsecondo ispezioni mentalmente il tuo corpo e le tue sensazioni: caldo, caldo infinito, fatica, fiatone, sono piu' fradicia di quando faccio un bagno in piscina, babbeh..
Sfiori il pensiero che sta volta te la caverai.

Non te ne accorgi.

Non te ne accorgi perche' le prime ondate sono leggere, iniziano dietro, alla base del collo, e risalgono fino a meta' testa.
Ma non le senti, fiduciosa che sta sera te la scamperai.

E poi succede.

CRACK.

Lo senti chiaramente.
E' come il crack di quando rompi una forchetta di plastica, un crack secco, glaciale.
Senti la vena che fa crack, si spezza, si rompe.
Senti che il cranio sussulta a quel crack, come se sapesse cosa l'attende.
Sbarri gli occhi gridando mentalmente "No cazzo...no non anche sta sera"

Poi come se qualcuno ti ascoltasse senti che il crack si allarga, come in sordina si espande, come quando si butta un sasso nell'acqua ferma di un lago.
Le onde si allontanano, sbiadiscono e infine il lago si calma.
Cosi', anche tu senti che il crack sparisce, che non ha portato conseguenze con se' che e' stato solo un avvertimento.

Togli anche le flessioni. Speri. Vorresti tantissimo.

Speri per un altro po' di serie, per un altro po' di giri di palestra, per un altro po' di flessioni.

Ma sai che stai tirando troppo la corda, sai che tanto non hai scampo.
Orgogliosa come un mulo ti dici "Se deve essere sempre cosi' vaffanculo, continuo lo stesso. Tanto ormai sono nella merda."

Alle volte la fine della prima parte dell'allenamento arriva presto, in tempo prima della fine, e allora sei salva.
Ma... c'e' sempre un ma... Spesso non e' cosi'. E si va avanti e avanti.

Senti piano le onde di prima che salgono, che si insinuano, che girano.
Le senti e vorresti avere un modo per allontanarle, un modo per scacciarle.
Non le fanno le dighe per i cervelli?!?!

Poi come ti ha salutato ritorna.
Impetuoso. Senza pieta'.
Un crack obliquo, preciso, chirurgico.
Dalla base del collo alla tempia destra, passando sopra l'orecchio, con qualche propagazione verso il centro del cranio.
Secco. Crack.
Il male toglie il fiato. Tossisci un attimo e scacci i lucciconi agli occhi.
Poi lentamente si calma.

E ritorna. Crack.

Il cranio si spacca, si apre.
Le vene si rompono, i muscoli cedono. Il cervello si aggrappa, ostinato a non morire.
Ti tocchi per controllare il danno della rottura, e come in un sogno non c'e' sangue sulla mano.
Nessuno puo' vedere il dolore, non c'e' sangue, l'agonia continuera' perche' ora sei a due kilometri dalla riga tra lo stare bene e lo stare male.

E ti viene da piangere perche' porca troia hai fatto la meta' di quello che fanno gli altri e stai sempre male.
Sei fatta male cazzo.

Ormai conosci le combo per sopravvivere.
Digrignare fortissimo mentre espiri, rilassare quando inspiri.
Cosi' non sentirai quel pulsare incessante, peggio di una grancassa metal.

Tieni la testa alta e ti dai un tono e continui a correre.

La spaccatura del cranio si espande, si allarga, come un fiume che esonda, come il cancro di nonna.
Arriva alla seconda tappa, l'orecchio sinistro.
Abbraccia la tempia, la coccola, le dice "Sei mia" e in un microsecondo, la spappola.

Andiam bene, ti dici mentre fai degli altri addominali e ti concentri sul ritmo del maestro.

Quando va bene tutto si attenua un po', grazie al fatto che la tua concentrazione e' presa dalla tecnica di disarmo, dal cross, dai calci e dalla lotta.
Quando va male torni a casa prima. Offesa. Abbattuta. Perdente.

Ma tanto a casa il Crack decide che sta notte vuole dormire con te, che tu hai un cranio bello, caldo, succulento.
Ti lascia il tempo per bere e per fare una doccia, sospiri.
E mentre l'aria esce dai tuoi polmoni, nell'istante in cui i polmoni sono piu' vuoti, senti la mano del Crack che comincia a giocare con i tagli del cranio.
Li accarezza, li studia, segue il loro percorso in modo minuzioso.
Base del collo, cervelletto, orecchie, tempie, cuore del cranio.
"Mhhh come sono sexy le tue tempie... Mmmmh..." E le abbraccia...
E in un istante non desidera piu' solo le tempie, il Crack vuole guardare dentro al tuo cranio, cosi' si intrufola nelle crepe e genera tanti piccoli scricchiolii...
"Fammi vedere cosa c'e' qui..."

CRACK.

Netto. Totale.
Ha aperto tutto.
Vorresti urlare dal dolore ma non ci riesci.
Usi tutte le tue forze per stringere le tempie e tutto il cranio. Stringi piu' forte che puoi.
Cosi' non si apre, non si rompe, cosi'...cosi'...cosi' sopravvivo.
Ci metto lo scotch l'attack la colla bicomponente lo saldo un casco integrale... cosi' non crepo, cosi' non entra.

L'unica cosa che potrebbe far finire tutto e' una testata piu' forte contro al muro. Ma molto piu' forte.

Ti accasci a letto, ti accovacci, ti contorci non smetti un istante di comprimere il cranio con le mani. Se lo lasci andare forse sara' la fine e non vuoi.
Muovi incessantemente i piedi per scaricare il dolore e l'elettricita' ma non funziona.
Va e viene va e viene, non ti abbandona. Non e' soddisfatto e continua a tornare. Vuole tutto.

Nei rari momenti in cui allenta il suo tentativo di entrare e spaccarti le ossa del cranio tu respiri, ti asciughi le lacrime, cerchi di non vomitare l'anima dal dolore.

E sei troppo stanca per resistere, scivoli nel sonno, ma il Crack ti tiene per mano.
"Vai vai... Dormi... Tanto quando ti svegli mi ritrovi qui... Il tuo cercello e' troppo buono..."
Ed e' cosi'... tutte le volte che ti svegli lui stringe, ti punzecchia, accarezza le crepe che ormai non possono essere ricomposte.
Ormai vede tutto, non ce la fai piu' a resistere.

La sveglia suona.
Ti svegli con la stessa lena con cui Lazzaro si sveglio' quando qualcuno lo resuscito'. Che tedio.
Richiudi gli occhi e cerchi di capire quali pezzi sono al loro posto, quali pezzi sono ormai morti.

Sei indolenzita come non mai, le membra non si muovono.
Sei stanchissima.
Ma il cranio e' intatto.

Quando ripensi al Crack senti chiaramente la sua ultima frase, quella che credevi di non aver sentito...


"Ci vediamo la prossima volta."

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